AVO Terracina: intervista con il Direttore Sanitario degli Ospedali di Terracina, Fondi e Formia

 

E’ tempo di nuovi inizi, tempo di riflessione e riprogrammazione. Anche per la nostra Associazione è tempo di riprendere in mano i progetti temporaneamente sospesi per dargli continuazione. E’ proprio in questo momento di programmazione che mi sono chiesta: dove stiamo andando? Cosa ci attende? Gli sforzi fatti fino ad ora stanno dando buoni frutti?
A chi fare tutte queste domande? A chi chiedere conferme ma anche consigli?
La risposta a queste domande mi è venuta quasi all’improvviso. Chi se non il Direttore Sanitario delle strutture nelle quali AVO Terracina-Fondi opera potrebbe rispondere?

Non ero per niente sicura di riuscire, non è scontato che un Dirigente, impegnato com’è nello svolgimento del suo lavoro, trovi il tempo di rispondere a qualche domanda di una Associazione di Volontariato ed invece ho trovato di fronte a me una persona disponibile e collaborativa pronta a supportarci in un momento in cui ci chiediamo quasi quotidianamente che direzione dare al nostro servizio. Per questo ringrazio tantissimo lui e il Direttore Generale della Asl di Latina che lo ha autorizzato a concedere questa intervista, a nome mio e di tutti i volontari.
Di seguito la mia, anzi la nostra, intervista al Dr. Giuseppe Ciarlo, Direttore Sanitario degli Ospedali di Terracina, Fondi e Formia. Nostra in quanto queste sono le domande che tutti i Volontari avrebbero voluto fare, ed io sono solo un loro portavoce in quanto loro Presidente.

Buongiorno Dott. Ciarlo, la ringraziamo innanzitutto per il tempo che ci sta dedicando. Questa intervista è volta a conoscere il suo pensiero rispetto ai temi del Volontariato in generale e poi ovviamente a quello dell’ AVO che Lei conosce bene in quanto da sempre vicino alla nostra Associazione. Cosa pensa del mondo del volontariato in generale, così presente in Italia ad ogni livello, e dell’AVO in particolare? Quali ritiene essere i suoi punti di forza?
Il volontariato è un elemento fondamentale imprescindibile della nostra società civile tanto più il volontariato all’interno delle strutture sanitarie. Ci vuole una grande forza a fare il volontario negli ospedali e soprattutto c’è voluta forza nel periodo del Covid durante il quale ho potuto verificare di persona le attività dei volontari, i volontari dell’ AVO, della Croce Rossa, e quelli di altre associazioni, anche locali, che hanno risposto prontamente all’emergenza.>
Il volontariato organizzato è imprescindibile da qualsiasi organizzazione sociale o sanitaria. Per quanto riguarda l’AVO, dal momento che sono arrivato qui ho visto che c’è una grande sensibilità nei confronti dei cittadini, dei pazienti, degli utenti, ho visto più volte prendersi cura, farsi carico dei pazienti accompagnandoli, andarli a riprendere con le carrozzine senza mai perdere la pazienza. Noi sappiamo che succedono spesso cose spiacevoli nei confronti dei sanitari. Ebbene, cose del genere non sono mai successe nei confronti dei volontari e questo la dice lunga sulla pazienza, sulla disponibilità e sulla capacità di entrare in empatia con le persone che accedono qui. Tutti coloro che vengono qua non vorrebbero venirci, vorrebbero fare tante altre cose, ma non stare qua. Sono costrette perché stanno male e il fatto di prendersi cura di loro è proprio una caratteristica specifica dell’AVO, qui come nelle altre strutture. Ma nella nostra struttura specifica ancora di più in quanto la postazione AVO si trova proprio al centro dell’atrio e diventa una specie di calamita nei confronti di tutti quelli che entrano in Ospedale. Ed anche per questo vi ringrazio.

A suo giudizio, quali potrebbero essere gli aspetti da migliorare? Che consiglio si sente di darci in questo senso?
Forse in questo senso potremmo pensare all’approfondimento di alcuni ambiti territoriali ed ospedalieri che sono in deciso cambiamento.
Voglio dire che per esempio in questo ospedale non si deve più solo sapere dove sono i vari reparti e /o i vari ambulatori specifici, c’è da sapere dove sta il PUA, cosa fa, in quanto il nostro ospedale ha al suo interno anche il Distretto, inoltre nascerà tra poco la Centrale Operativa Territoriale che è una specie di 118 del territorio. Farà da tramite tra gli ospedali e il territorio e anche tra i diversi setting assistenziali del territorio, cioè assistenza domiciliare, hospice, RSA, casa alloggio, casa di comunità. Sarà raggiungibile 7 giorni su 7, 24 ore su 24. Il futuro per i volontari è anche questo. Io auspicherei che qualche ora al giorno qualche Volontario possa entrare nel COT per fare esperienza su come si gestisce un paziente, come si individua quello che può essere il miglior trattamento per la sua situazione, il miglior setting assistenziale. Non perché il volontario debba intervenire in prima persona ma perché il volontario conoscendo quali sono le opzioni a disposizione possa poi nello svolgimento del servizio in altri reparti etc aiutare l’utente e/o i familiari dei pazienti ad orientarsi nella burocrazia. Insomma bisogna crescere insieme, la struttura, i suoi dipendenti ed i volontari in essa presenti.

Grazie Dott. Ciarlo, sicuramente con l’aiuto della Direzione e con la collaborazione dei dipendenti i volontari potranno crescere in quanto pieni di voglia di fare. Adesso le faccio una domanda forse un po’ provocatoria. E’ risaputo che l’età media dei volontari in quasi tutti gli ambiti, tranne poche eccezioni, è abbastanza alta. La nostra Associazione non fa eccezione a questa regola, come lei ben sa visto che vede i nostri Volontari in servizio ogni giorno. Ma secondo lei questo è limite oppure un punto di forza?
Ma l’età dei Volontari è una ricchezza. Ci sono tanti ragazzi che, per quanto possono, cercano di sottrarre tempo al divertimento per dedicarlo al volontariato e questa è una cosa encomiabile. Anche se sporadica, anche se limitata, è pur sempre uno sforzo che ciascuno di loro compie per dare un aiuto alla società.
Poi ci sono i volontari più adulti che certamente hanno più tempo da dedicare, o forse hanno solo più possibilità di programmare in quanto la loro vita è ormai piuttosto regolare. Ma la ricchezza che loro apportano non è tanto nel tempo dedicato quanto piuttosto nella loro esperienza, nella loro maturità intesa come tolleranza nei confronti di chi è arrabbiato, di chi è esasperato. Ripeto la maturità dei vostri volontari è una ricchezza per voi ma anche per noi, inteso come struttura ospitante. Certo è giusto però che anche i ragazzi abbiano la possibilità di partecipare, con i loro tempi e con le loro caratteristiche.

Arriviamo alla conclusione con una domanda un pochino più personale. Ci piacerebbe sapere al di là della sua esperienza professionale Lei Dr Ciarlo ha avuto contatti col volontariato precedentemente? È forse da questo che nasce la grande sensibilità che dimostra nei riguardi dei volontari e della presenza di questi nelle strutture ospedaliere?
Diciamo che la mia esperienza di vita è molto vicina a quella dell’AVO, da piccolo frequentavo l’Azione cattolica che, al di là dell’aspetto religioso, prevedeva molto spesso visite ai pazienti in ospedale, nelle case di riposo. In quel periodo, nel sabato pomeriggio o la domenica mattina, andavo con il mio gruppo in un reparto di geriatria. Mi ricordo ancora di una signora dei Castelli (n.d.r Castelli Romani) che mi raccontava le sue cose e mi diceva sempre con gergo romano “te pare bello a te, te pare bello?” ricordo ancora queste parole che mi diceva raccontandomi tutte le sue cose, io, che avevo solo 15 o 16 anni. Probabilmente da allora nacque o si evidenziò la mia sensibilità verso gli ammalati o più in generale verso quelli che soffrono, che hanno di meno.

Al termine di questa intervista ho portato con me alcune riflessioni che spero mi aiuteranno a svolgere nel migliore dei modi l’importante compito di Presidente di un ‘AVO territoriale, grande stima nei confronti dei miei volontari perché riescono a trasmettere all’esterno, a chi li guarda da fuori, questo grande amore e rispetto e voglia di esserci verso gli utenti e i pazienti. Ma tutto questo da solo non è sufficiente. Per poter veramente fare la differenza c’è necessità di aggiornamento continuo per adeguarsi ai cambiamenti dei servizi sul territorio e nelle strutture. Il volontario deve conoscere almeno in parte queste dinamiche per poter espletare un servizio competente di informazione e di orientamento dell’utente e su questo dobbiamo impegnarci tutti noi che abbiamo compiti amministrativi in associazione, cercare la collaborazione continua con la Direzione Sanitaria in primis ma anche con i diversi dirigenti delle strutture per permettere un aggiornamento continuo. Infine ricordo a me stessa una volta di più quanto bisogno ci sia di avere sempre la mente aperta e ricettiva agli stimoli che provengono dall’esterno, perché è da lì che possiamo raccogliere le informazioni sui bisogni delle persone, sulle cose da migliorare e su quelle da incentivare.
C’è bisogno di impegno continuo e di un grande lavoro di gruppo perché un Presidente non può fare nulla senza il supporto del suo Direttivo e senza i volontari disposti a mettersi in gioco e a sperimentare nuovi servizi uscendo dalla zona di comfort del “conosciuto” ma è alla fine di queste strade spesso tortuose che si raccolgono le più grandi soddisfazioni, come tutti noi sappiamo bene.

Roberta Penci – Presidente AVO Terracina Fondi odv