XXIX Giornata Mondiale del Malato: il messaggio del Presidente Federavo a tutte le AVO e alle Associazioni federate

 

Carissime/i Presidenti,

si celebra domani la XXIX Giornata Mondiale del Malato, la prima che cade durante la pandemia che ci ha colpiti: non ci è possibile visitare i malati, fare il nostro servizio; nessun dono, nessuna celebrazione.

Ogni anno alla Segreteria Federavo e alla redazione del nuovo Noi Insieme giungevano tante iniziative che le AVO organizzavano per celebrare questa giornata, quest’anno non è così. I malati sono in ospedale, nelle strutture, senza la nostra presenza, senza la presenza dei parenti, sono soli e il pensiero ci rattrista.

Vogliamo così rivolgere un messaggio di vicinanza e di amicizia a coloro che soffrono a causa del Covid 19 o di altre malattie; pensiamo anche a tutti gli operatori sanitari che lavorano con ritmi sostenuti ormai da oltre un anno, vivendo tante esperienze di dolore. Diciamo loro grazie e auspichiamo che presto si possa tornare a vite normali, dove nessuno si debba sentire abbandonato o dimenticato.

Il nostro pensiero va anche a tutti i nostri Volontari, affinchè possano proseguire e rafforzare il loro impegno di servizio, restando gli uni accanto agli altri con forte senso di unione e condivisione, continuando a coltivarsi reciprocamente con cura e amore affinchè la pianta dell’Avo non abbia a patirne, non debba seccarsi nè inaridirsi.

Torneremo a stare accanto, ne siamo certi e crediamo che riusciremo a farlo con ancora maggiore forza e intensità: le fronde fresche della nostra pianta saranno di nuovo ombra ristoratrice, riparo sicuro per tanti uomini e donne, feriti e soli.

Il nostro messaggio darà ancora sollievo e ristoro e sapremo cogliere questo ritorno come un grande dono che ci sarà riservato e che potremo condividere con il nostro prossimo.

Nell’attesa dobbiamo restare vigili e pronti, disponibili a formarci e a comunicare tra di noi per darci reciproche motivazioni.

Per celebrare al meglio questa ricorrenza rivolta a tutti i malati e per farci sentire vera Comunità di Amicizia abbiamo estrapolato alcuni brani del messaggio formulato per l’occasione da Papa Francesco che possono aiutarci nella riflessione e aiutarci ad attendere con fiducia il nostro futuro.

Vi invitiamo alla lettura e vi salutiamo con grande affetto e attenzione.

“… La malattia ha sempre un volto, e non uno solo: ha il volto di ogni malato e malata, anche di quelli che si sentono ignorati, esclusi, vittime di ingiustizie sociali che negano loro diritti essenziali. L’attuale pandemia ha fatto emergere tante inadeguatezze dei sistemi sanitari e carenze nell’assistenza alle persone malate. Agli anziani, ai più deboli e vulnerabili non sempre è garantito l’accesso alle cure, e non sempre lo è in maniera equa. Questo dipende dalle scelte politiche, dal modo di amministrare le risorse e dall’impegno di coloro che rivestono ruoli di responsabilità. Investire risorse nella cura e nell’assistenza delle persone malate è una priorità legata al principio che la salute è un bene comune primario. Nello stesso tempo, la pandemia ha messo in risalto anche la dedizione e la generosità di operatori sanitari, volontari, lavoratori e lavoratrici, sacerdoti, religiosi e religiose, che con professionalità, abnegazione, senso di responsabilità e amore per il prossimo hanno aiutato, curato, confortato e servito tanti malati e i loro familiari. Una schiera silenziosa di uomini e donne che hanno scelto di guardare quei volti, facendosi carico delle ferite di pazienti che sentivano prossimi in virtù della comune appartenenza alla famiglia umana.

La vicinanza, infatti, è un balsamo prezioso, che dà sostegno e consolazione a chi soffre nella malattia.
…..
E viviamo questa vicinanza, oltre che personalmente, in forma comunitaria: … una comunità capace di guarigione, che non abbandona nessuno, che include e accoglie soprattutto i più fragili.

A tale proposito, desidero ricordare l’importanza della solidarietà fraterna, che si esprime concretamente nel servizio e può assumere forme molto diverse, tutte orientate a sostegno del prossimo. Servire significa avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nella nostra società, nel nostro popolo. In questo impegno ognuno è capace di mettere da parte le sue esigenze e aspettative, i suoi desideri di onnipotenza davanti allo sguardo concreto dei più fragili.

Per tale ragione il servizio non è mai ideologico, dal momento che non serve idee, ma persone»

Un caro saluto
Massimo Silumbra – Presidente Federavo