
AVO Modena presente al Convegno : “Volontariato è salute!”
Pubblichiamo l’intervento di Federico Fabbrocino, Presidente di AVO Modena, nell’ambito del convegno “Volontariato è Salute!”, promosso da CSVnet e CSV Terre Estensi all’interno delle iniziative di Modena Capitale Italiana del Volontariato 2026. L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di confronto sul contributo del volontariato alla promozione della salute e del benessere delle comunità, approfondendo il valore della relazione, della prossimità e della partecipazione come elementi essenziali per la qualità della vita delle persone.
Buongiorno a tutti,
quando ho letto la domanda che ci è stata proposta per questo panel, mi sono reso conto che in realtà racchiude il senso più profondo del volontariato di AVO.
“Su quale bisogno di vita, e non solo di cura, interviene la nostra organizzazione?” La risposta più immediata sarebbe dire che interveniamo sulla solitudine. Ed è certamente vero, ma credo che ci sia qualcosa di ancora più profondo. Noi interveniamo sul bisogno di continuare a sentirsi persone, anche quando la malattia rischia di ridurre le persone al ruolo di pazienti, a volte peggio ancora, come corpi con una malattia su cui intervenire. Chi frequenta gli ospedali sa bene che la sofferenza non è fatta soltanto di sintomi, esami, diagnosi o terapie. Quando una persona si ammala, soprattutto se in modo serio o improvviso, spesso viene travolta da una serie di cambiamenti che riguardano tutta la sua vita. Cambiano le abitudini, cambiano le relazioni, cambiano le prospettive. A volte ci si sente fragili, spaventati, persino invisibili. In quei momenti il bisogno non è soltanto quello di essere curati bene, cosa che il nostro sistema sanitario e i suoi professionisti fanno ogni giorno con grande competenza e dedizione. C’è anche il bisogno di essere ascoltati, riconosciuti, accolti. C’è il bisogno di qualcuno che si fermi, che abbia tempo, che guardi la persona prima della cartella clinica. È qui che “entra in gioco” AVO. Noi non sostituiamo nessuna figura sanitaria e non svolgiamo attività assistenziali in senso stretto. Portiamo però qualcosa che spesso è difficile misurare, ma che chiunque abbia vissuto un ricovero conosce bene: la presenza. Una presenza gratuita, libera, autentica. Può essere una conversazione di dieci minuti, una passeggiata lungo il corridoio, un sorriso in una giornata difficile. Possono sembrare gesti piccoli, ma chi fa volontariato sa che molto spesso sono proprio le cose più semplici a lasciare il segno più profondo. Nel corso degli anni abbiamo ascoltato moltissime testimonianze di pazienti che ricordavano il nome del volontario che li aveva accompagnati durante una degenza molto più facilmente di altri dettagli del ricovero. Non perché il volontario avesse risolto un problema clinico, ma perché in quel momento aveva rappresentato un punto di riferimento umano. Ed è per questo che credo che, se il volontariato di AVO non esistesse, non perderemmo semplicemente un servizio. Perderemmo una parte importante dell’umanità che rende davvero completa la presa in carico delle persone. Perderemmo quella capacità di creare relazioni proprio quando le persone sono più vulnerabili. Perderemmo un presidio di vicinanza che aiuta a contrastare una delle grandi fragilità del nostro tempo: la solitudine.
Ma il titolo di questo convegno ci invita a fare una riflessione ulteriore: “Volontariato è Salute!” Quando sentiamo questa espressione, il primo pensiero va naturalmente alle persone che ricevono il nostro aiuto. Eppure, dopo anni di esperienza associativa, sono convinto che il volontariato sia salute anche per chi lo pratica. Lo dico perché l’ho visto accadere centinaia di volte. Molte persone entrano in AVO pensando di voler dare qualcosa agli altri. Entrano con il desiderio di essere utili, di restituire qualcosa alla comunità, di dedicare parte del proprio tempo a chi sta attraversando un momento difficile. Poi però succede qualcosa di molto interessante: scoprono che quel percorso sta facendo bene anche a loro. Scoprono nuove amicizie. Scoprono un luogo in cui sentirsi accolti. Scoprono il valore di un impegno condiviso. Scoprono che aiutare gli altri significa anche uscire dal proprio isolamento, ridimensionare le proprie preoccupazioni, sviluppare una maggiore capacità di ascolto e di comprensione. In un periodo storico in cui si parla molto di disagio psicologico, di individualismo e di frammentazione sociale, il volontariato rappresenta uno straordinario strumento di benessere personale e collettivo. Ci mette in relazione con gli altri, ci restituisce un senso di appartenenza e ci ricorda che facciamo parte di una comunità. E soprattutto ci fa riscoprire qualcosa che troppo spesso dimentichiamo: il fatto che abbiamo bisogno gli uni degli altri. Per questo motivo, quando parliamo di volontariato, dovremmo forse smettere di immaginarlo come un movimento a senso unico, in cui qualcuno dà e qualcun altro riceve, perché la realtà è molto più bella e molto più complessa. Il volontariato è uno scambio. Il paziente, l’ospite di una struttura residenziale, il cittadino in attesa di essere preso in carico in una qualsiasi struttura sanitaria, riceve presenza, ascolto, vicinanza. Ma il volontario riceve storie, emozioni, insegnamenti, relazioni e una prospettiva diversa sulla vita. Se chiedete a molti volontari perché continuano a dedicare tempo a questa attività dopo anni, difficilmente vi risponderanno parlando di sacrificio. Molto più spesso vi parleranno di gratitudine, perché hanno scoperto che quello che ricevono è spesso molto più grande di quello che danno e credo che questa sia una delle ragioni più profonde per cui il volontariato genera salute. Genera salute per le persone fragili che incontriamo. Genera salute per i volontari che scelgono di esserci. Genera salute per le comunità, perché rafforza i legami sociali, costruisce fiducia e crea luoghi in cui nessuno viene lasciato solo. In fondo, una comunità sana non è semplicemente una comunità con buoni ospedali o buoni servizi. È una comunità in cui le persone si prendono cura le une delle altre, esattamente ciò che il volontariato prova a fare ogni giorno.
Per questo motivo credo che il titolo “Volontariato è Salute” sia qualcosa che vediamo accadere quotidianamente nei reparti ospedalieri, nelle CRA, nelle strutture sanitarie, nelle associazioni e nelle nostre città. Lo vediamo negli occhi di chi riceve aiuto. Lo vediamo nell’entusiasmo di chi sceglie di donare il proprio tempo. Lo vediamo nelle relazioni che nascono e nelle comunità che diventano più forti. Ed è per questo che vale la pena continuare a investire nel volontariato, sostenerlo e farlo crescere: perché quando cresce il volontariato, cresce anche la salute delle nostre comunità.
Modena, 11 giugno 2026
Federico Fabbrocino
Presidente AVO Modena ODV

