"PENSIERI, PAROLE, IL DONO DI ERMINIO"

PRESENTAZIONE DEL LIBRO “PAROLE, PENSIERI, IL DONO DI ERMINIO”

Pubblicato dall’Associazione Fondatori per una Cultura del Volontariato

di Marina Chiarmetta

 

Alla Conferenza dei Presidenti a Lecce, il 21 maggio, è stato presentata la pubblicazione “Parole, pensieri, il dono di Erminio”. Un grande albero campeggia sulla copertina azzurra, un albero con lunghe radici. E’ l’albero dell’AVO, che nel pensiero del nostro fondatore è cresciuto nel tempo e continua a crescere ancora portando frutti copiosi.

Abbiamo voluto raccogliere in questo volume il pensiero e le parole di Erminio Longhini presentando i suoi discorsi, i suoi interventi più significativi ai Convegni e alle Assemblee dell’Associazione Fondatori e della Federavo.

Questa raccolta vuole essere e diventare per i volontari AVO un punto di riferimento e un facile strumento da utilizzare nelle riunioni, da cui partire per una approfondita riflessione sui temi del nostro volontariato.
Ci sono parole importanti che ricorrono nei suoi scritti quali la cultura del dono, la reciprocità, il cammino verso il bene comune, l’apertura all’amore, la sommatoria dei talenti nella totale gratuità.

L’AVO è nata da una intuizione primitiva che ha saputo vedere uno spazio libero in ospedale dove il volontario poteva trovare una sua collocazione specifica (il famoso bicchiere d’acqua).
Per poter entrare in ospedale occorreva abbattere i muri di diffidenza e anche di ostilità da parte delle strutture e degli operatori sanitari; occorreva anche da parte dei volontari definirsi con una identità ben precisa, identità non singola, ma di gruppo organizzato in una offerta di servizio caratterizzato dalla continuità ed armonia. Quindi anche fra i volontari doveva nascere un rapporto vero e trasparente per poter offrire al malato la massima dedizione, nella letizia dei cuori.

In molti dei suoi discorsi si può già vedere la visione verso i cambiamenti del mondo sanitario e quindi l’auspicio e l’invito ad aprirsi a nuove realtà di servizio sempre caratterizzato da specifica formazione come la psichiatria e anche il servizio domiciliare come derivazione dalle dimissioni ospedaliere.

Per il nostro fondatore Essere Associazione vuol dire amarsi e stimarsi aiutandosi nello sviluppo del talento di ognuno.
Ci auguriamo che questo libro diventi uno strumento fondamentale per la formazione di ciascun volontario AVO.

Grazie di cuore a AFCV.

 

Chi fosse interessato ad avere una copia del libro o chiedere maggiori informazioni può contattare la Segreteria AFCV ai seguenti contatti:
- mobile: 349/8506154
- mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

FEDERAVO al FESTIVAL DELL'ECONOMIA 2017

FEDERAVO al FESTIVAL DELL'ECONOMIA 2017

Dal 1° al 4 giugno 2017 si terrà a Trento la 12a edizione del Festival dell'Economia.

L'evento promosso dalla Federavo, dal titolo "Obiettivo: la salute uguale", si terrà presso la Fondazione Caritro il 2 giugno alle ore 18: un confronto promosso dal Volontariato ospedaliero sullo stato dei Livelli essenziali di assistenza nelle varie aree territoriali del Paese, quale momento di riflessione sui grandi temi della razionalizzazione della spesa sanitaria, della riduzione delle disuguaglianze e dei "viaggi della speranza".

Convocazione Assemblea Ordinaria 2017 Soci Federavo

Convocazione Assemblea Ordinaria 2017 Soci Federavo

A TUTTI GLI ASSOCIATI DELLA FEDERAVO ONLUS

In allegato, la lettera di Convocazione dell'Assemblea Ordinaria Federavo che si terrà il 19 Maggio 2017 a Lecce, in occasione della prossima Conferenza dei Presidenti.
Si ricorda, ai sensi delle disposizioni contenute nello Statuto Federavo, che i Presidenti delle Associate che non riescano a partecipare personalmente all'Assemblea, possono farsi rappresentare mediante conferimento di delega scritta e firmata (in calce alla lettera allegata) al proprio Vicepresidente o in mancanza al Presidente o al Vicepresidente di altra Associazione Federata. Non sono ammesse più di due deleghe.

A. Morlini: Motivazione solida per un servizio AVO efficace

A. Morlini: Motivazione solida per un servizio AVO efficace

Proseguiamo la pubblicazione degli interventi della dott.ssa Morlini, prodotti in occasione di Corsi di formazione dell'AVO Correggio.

 

“Motivazione solida per un servizio AVO efficace, come alimentarla attraverso i percorsi della vita associativa”
corso di formazione di base AVO Correggio, 6 marzo 2012
Appunti di sintesi

 

CHE COSA IMPLICA RIATTRAVERSARE L’INTRECCIO MOTIVAZIONI-SERVIZIO-PERCORSI DELLA VITA ASSOCIATIVA?
Il titolo della relazione ricomprende i tratti significativi dell’esperienza dell’ AVO: i motivi che ci spingono ad agire, le ragioni che ci sostengono; il servizio di volontariato così raffinato nella vicinanza rispettosa alle persone, ai familiari in ospedale, in casa di riposo, per scambiare una parola, per piccoli aiuti, per sostenere; i percorsi della vita associativa che prendono consistenza con le riunioni, le assemblee, gli incontri formativi, le gite, le cene, le feste. Tra queste tre parti di esperienza c’è correlazione e interazione. Le ragioni-motivazioni sono molteplici, possono cambiare nel tempo, non sono scontate, vanno coltivate, se non crescono insieme a noi, nel percorso di vita, o si irrigidiscono o si affievoliscono. Il servizio è utile (efficace) se riconosce l’altro ─malato, familiare, operatore socio-sanitario, collega volontario, cittadino─, il contesto sociale e territoriale, le possibilità e i limiti presenti nelle differenti situazioni.
Si tratta di un lavoro profondo riguardo a sé e alla relazione con le altre persone, in un tratto di vita particolarmente esposto alla sofferenza, all’incertezza. I percorsi della vita associativa si collocano al servizio di questi apprendimenti, per sostenerli, con alcune necessarie attenzioni: il senso della reciprocità, il senso della parzialità, il senso della comunità, intesa come contesto ospedaliero, di casa di riposo, di territorio.

COME SOSTENERE LE MOTIVAZIONI, IL SERVIZIO E I PERCORSI DELLA VITA ASSOCIATIVA?
L’associazione lavora per rendere “comunicabile” fra i volontari e con i diversi interlocutori il significato, le competenze, l’utilità, i limiti del servizio AVO. L’insieme dei contributi offerti dai singoli volontari è altra cosa dalla interazione associativa, esito di parziale scambio, approfondimento, esplicitazione. L’associarsi serve a dare consistenza al servizio, perché, nei legami che offre, crea le condizioni di riflessione e di ripensamento, utili alla riscoperta dei contenuti e dello stile con i quali i volontari operano. La forza associativa non deriva soltanto dai singoli volontari e dalle loro qualità, è il risultato di un percorso di costruzione, peraltro mai definitivo, durante il quale ci troviamo a iniziare, continuare, magari anche interrompere, rivedere modi consueti, talvolta persino inediti, di progettare e realizzare insieme uno stesso servizio. In questo senso la solidità associativa confina spesso con le fragilità, le parti incongruenti sono spesso i mattoni con cui costruire, le incertezze riguardo all’inserimento di nuovi volontari possono porsi a fondamenta di cambiamenti strategici per il futuro. Tutto quello che apparentemente non va, perché frustrante, vissuto come negativo fa parlare e ri-considerare quello che sembra andare bene, senza problemi. La costruzione associativa si muove all’interno di questi fertili movimenti: tenuta e abbandono, interesse e distanza, totalità e parzialità. Forse le volontarie e i volontari associati possono tenere conto dei cambiamenti della realtà sociale e cercare di inserirsi offrendo consapevolmente la loro parte. Forse “gli altri” e “l’altro” dall’esperienza individuale, possono aprire spazi consistenti di comprensione e acquisizioni inattese, eppure stimolanti nel percorso, mai concluso, di maturazione personale, di curiosità. Forse l’esperienza di volontariato offre la possibilità di “toccare” un’altra parte del mondo, rispetto a quello già conosciuto, suscitando stanchezze, perplessità, domande che possono essere riprese e discusse all’interno dell’associazione. Con l’associarsi sperimentiamo parte della complessità sociale in cui viviamo, comprese le asperità, le opacità, le ricorsività che spesso ci tormentano. In questo senso la vita associativa lascia emergere limiti e contraddizioni che di seguito cerco di approfondire. Come possono, i volontari, tenere insieme le loro chiare motivazioni personali con i valori dei colleghi, con l’intreccio di competenze e di contatti che si affacciano nella costruzione del servizio AVO? Come si collocano stanchezza e disorientamento personali nella costruzione associativa? Discontinuità e abbandoni possono trovare posto ed elaborazione all’interno dell’associazione?
La vita associativa mette i volontari in relazione con visioni diverse, proprio come l’esperienza di servizio. Ho incontrato volontari che avvertono molto la difficoltà di interagire con i colleghi di associazione non tanto motivati: “Il nostro non è un lavoro, o uno ci crede o altrimenti è meglio avere il coraggio e l’onestà di ritirarsi, i primi due mesi quei volontari hanno fatto fuoco e fiamme, rimanendo ben oltre il tempo previsto. Poi un bel giorno non li abbiamo più visti, né una telefonata, né una lettera di spiegazione e di scuse. Mi sembrano modi incivili di comportarsi”. Tutto va bene finché i colleghi volontari si muovono come deve essere, secondo lo spirito dell’AVO, se emergono parti diverse e per di più non vengono rese note, è naturale perdere la pazienza e sentirsi un po’ in balia degli eventi. Una delle principali funzioni associative è quella di condividere le situazioni difficili per costruire una strategia di intervento: dai colloqui di chiarimento alla ricerca di informazioni per approfondire, alla decisione di aspettare qualche tempo per rintracciare ulteriori riscontri.
È possibile che i volontari interrompano, anche bruscamente, il servizio, per scarso interesse, per difficoltà emotive faticose da esprimere, per esigenze personali inattese e altro ancora che non riusciamo del tutto ad immaginare. È naturale che l’associazione si prenda cura anche di queste parti, così umane e così tipiche dell’attività di volontariato. Forse non spetta all’associazione giudicare e lamentarsi a oltranza, può servire dare un senso a quello che accade, orientarsi e scegliere una strada operativa. Forse l’obiettivo non è la risoluzione di tutti i mali, bensì la semplice individuazione di un percorso possibile per affrontare la situazione all’interno dei limiti e delle risorse effettive.
La competenza associativa si esprime nel contatto con quello che è possibile progettare, rivedere, realizzare, non con quello che si dovrebbe sempre portare avanti, sempre accrescere, sempre rafforzare, quasi a prescindere dal contesto sociale di appartenenza. Ai volontari associati sembra richiesto di orientarsi, valutare e quindi scegliere, in situazioni mai statiche né pienamente definite, proprio per questo così complesse e impegnative da accompagnare.

Antonella Morlini
relazione al corso di formazione di base AVO Correggio